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Francesca Rita Rombolà – “Alberi Spogli”

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Nel marzo 2014 la THOTH EDIZIONI, casa editrice che – tra le altre cose- gestisce anche questo blog ha pubblicato la raccolta di poesie di Francesca Rita Rombolà intitolata “Alberi Spogli”.

Pubblichiamo di seguito la nota introduttiva dell’opuscolo:

Gli alberi spogli dell’inverno lasciano sull’immagine della Natura tutta un alone di tristezza e di malinconia, forse anche di pianto e di nostalgia; pur tuttavia vi è in loro, profondamente, un qualche cosa di allegro, di gioioso, una specie di promessa di vita, al tempo della primavera imminente che presto li coprirà di foglie e di frutti, vestendo così di colori e di solare respiro la loro nudità.

Gli alberi spogli della vita sono come un brutto sogno in una lunga notte invernale.

Eppure anche i brutti sogni svaniscono al primo chiarore del giorno, e d’improvviso ci si accorge che sta per giungere un tempo nuovo: il sole riscalda le membra, il cuore e l’anima, la prima tenera foglia spunta dal ramo rinsecchito che abbiamo portato dentro per tanti inverni. Forse può essere paragonata a tutto ciò la poesia di ALBERI SPOGLI.

Ma si comprende anche che ALBERI SPOGLI è una silloge poetica che corre, rallenta, sembra fermarsi per qualche attimo soltanto per poi riprendere a correre di nuovo.

Una poesia che si compone di lampi simultanei, di salti nel buio o nella luce, di brevi scatti a intermittenza sonora, di impulsi vitali e di respiri intensi come riflessi di sole al crepuscolo su acque limpide e quiete.

Al suo interno vi si trovano, talvolta mescolati, talvolta fusi e indistinguibili, talaltra accanto o in successione, versi d’amore profondi, parole spezzate o frasi poetiche ricomposte, immagini di sogno o di realtà, echi e richiami lontani, rigurgiti di lontananze primordiali, desideri e lamenti dalle diverse sfumature. Il tutto immerso nel Canto, che forse abbaglia, forse trasforma, forse trasfigura ogni cosa che ad esso si affida o che con esso viene a contatto.

Ecco allora un apparire di vaghe similitudini con i versi acuti, leggiadri e tuttavia possenti dei Lirici greci, ad esempio, di Saffo, di Ibico o di Mimnermo, e come un rapportarsi di soffuse e vagheggianti assonanze alle “luci poetiche” folgoranti di un Verlaine, che “vede” la Poesia e il poetare quale misterioso fluire di sensazioni coinvolgenti l’intero essere.

Gli alberi spogli hanno un loro fascino e una bellezza tutta particolare (perchè no?) anche nel cuore dell’inverno, sotto la neve.

Anche la Poesia, come alberi spogli d’inverno, oggigiorno nuda, umiliata e indifesa sotto strati di neve gelata, riesce ancora a suscitare la bellezza, l’incanto, l’amore? Chissà?

Chi può dirlo?

                                                                       Francesca Rita Rombolà

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