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Non è il caso di “aggiornare” la toponomastica a Drapia e nelle sue frazioni?

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RUBRICA Drapia e DINTORNI

Ho avuto modo già altre volte di parlare, su blog e giornali cartacei, della “necessità” di cambiare buona parte dei nomi delle vie e dei luoghi di Drapia e frazioni. Ora mi sembra il caso (a maggior ragione perché sollecitato in tal senso da qualche lettore tramite segnalazione privata) di riproporre la tematica all’interno della nostra seguitissima rubrica.

L’esempio che faccio è lo stesso che ho fatto in passato in altre occasioni: quello della “Via Fratelli Rombolà” di Brattirò. Se circa venti anni fa non avessero intitolato questa via ai due giovanissimi eroi scomparsi in guerra, oggigiorno credo pochi si ricorderebbero di loro; i familiari e, forse, qualche altro parente o anziano. Il ricordo di queste due persone si sarebbe diradato con gli anni per poi, pian piano, scomparire. Invece, grazie all’intitolazione, tutti noi oggi, grazie a quei nomi scolpiti su quella targa, conosciamo questi  grandi personaggi brattiroesi che hanno donato la vita per la Patria. E di esempi del genere potrei farne tanti per ognuno dei quattro paesi del comune, citando non solo soldati, ma anche studiosi, artisti, sacerdoti e altri personaggi e personalità (rimanendo a Brattriò penso all’immenso Gilormo Ballata).

Ciò detto, mi chiedo: Che senso ha mantenere, relativamente alle vie e alle piazze di Drapia e frazioni,  nomi perlopiù di persone che, nonostante meritino tutto il rispetto, non hanno alcuna attinenza con la storia e la cultura di questi luoghi?

Io penso che sia necessario cambiare buona parte della toponomastica comunale, anche in considerazione del fatto che in alcune zone del comune stanno sorgendo nuovi “quartieri” e quindi nuovi spazi per i quali è necessario trovare un nome.

Intitolare vie, piazze ed edifici a personalità del nostro territorio, oltre che un omaggio a loro, è un modo per mantenerne vivo il ricordo e, soprattutto, è un modo per rafforzare  il legame con le nostre radici, col nostro sentire comune, con la nostra cultura, e trasmettere il tutto alle future generazioni.

Ripropongo, perciò, la questione all’attenzione dell’opinione pubblica e, naturalmente, dei nostri amministratori che potrebbero e dovrebbero prendere l’iniziativa (ma il precedente della scelta del nome della sala consiliare non è “confortante”), come pure potrebbero farlo le associazioni locali.

La domanda che viene fuori da questa breve riflessione, la ripeto, è la seguente:

Non è il caso di darsi da fare per cambiare la toponomastica e intitolare luoghi e vie a personalità del nostro comune?

Mario Vallone

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