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Per non dimenticare Aldo Ferraro e tutte le altre vittime del lavoro

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La Santa Messa celebrata da mons Fiorillo

Il 4° Raduno Amici di Aldo Ferraro, organizzato dall’omonima associazione in collaborazione con il Comune di Zambrone, la Direzione Didattica di Briatico e la Pro Loco cittadina, si è svolto a Zambrone. Alle 18:40, come da programma, l’orchestra, composta dai ragazzi della scuola media di Zambrone,  ha iniziato il suo percorso da piazza San Carlo, per arrivare al campetto che prende il nome di Aldo Ferraro.

Dopo una prima commemorazione di tutti i caduti sul lavoro di fronte alla statua dell’Angelo calciatore realizzata per dare ricordo della grande passione calcistica che Aldo aveva e la deposizione di un fascio di fiori, la folla numerosa di amici si è diretta in chiesa ad attendere l’arrivo di mons. Giuseppe Fiorillo. E’ stato infatti lui, insieme a Padre Luigi Scordamaglia, a celebrare la bellissima ed emozionante messa in ricordo di Aldo e di tutte le vittime sul lavoro. Ed è proprio sul tema del ricordo che mons. Fiorillo ha incentrato il suo discorso. “Mai dimenticare -ha affermato il sacerdote- chi è stato luce nella nostra vita. Il ricordo di uomini forti e giusti, ricchi di sani principi e morti sul lavoro come Aldo, deve rimanere forte nelle comunità, affinché anche chi non ha avuto la loro conoscenza diretta, ne apprezzi la figura e il messaggio che lascia della sua vita. In questo mondo fatto di persone troppo prese da interessi materiali, dai soldi e dal potere, il ricordare è tenere in vita l’essenza vera dell’uomo. Mai dimenticare né la gioia né il dolore”. A fine celebrazione, il Presidente dell’Associazione Amici di Aldo, Mario Ambrosi ha preso la parola per presentare agli intervenuti  mons. Fiorillo e la sua vita e per spiegare le ragioni che hanno portato l’Associazione a voler consegnare il premio “Amicizia e Bontà” proprio a questo grande uomo fatto di fede e forza. E’ stata poi la volta del Sindaco di Zambrone, Pasquale Landro, che ha fatto anche lui dono, a nome di tutta l’amministrazione, di una targa ricordo.

La consegna del premio

Mons. Fiorillo ha poi ringraziato, ritenendo di non aver fatto niente di straordinario, proprio con l’innocenza e la sincerità che solo i bambini posseggono. Ciò descrive chiaramente l’animo candido e vero di questo uomo che si è sempre prodigato per aiutare gli ultimi, ha teso la mano verso chi restava indietro e che ha affermato in passato di doverci “presentare a Dio con le mani pulite ma non per averle tenute in tasca”. La serata è proseguita con il concerto dell’orchestra della scuola media di Zambrone intitolato “I favolosi anni 60”. Un progetto scolastico fortemente voluto dalla Dirigente Givanna Pileggi, e realizzato egregiamente dai professori: Vincenzo Laganà, Mercurio Corrao, Antonio Baccaglini, Assunta Gigantino e Piero Lo Cane.

La Dirigente ha voluto rilasciare il suo intervento commosso e forte, ricordando la figura di Aldo, che lei stessa ha visto crescere, essendo stata insegnante per lunghi anni a Zambrone e molto legata alla famiglia Ferraro. Ne ha ricordato la sua allegria, la sua forte presenza positiva nella comunità e si è detta felice di aver potuto collaborare come Direzione Didattica ad un evento tanto importante, non solo per Aldo e per l’Associazione ma anche, in ricordo di tutte le vittime sul lavoro.

Il concerto è stato bellissimo. I ragazzi sono stati perfetti nella loro performance, come musicisti ormai maturi. Bellissima anche l’interpretazione della cantante Maria Chiara Carrozzo, la quale ha cantato, accompagnata dall’orchestra, “Io vagabondo”, canzone cara ad Aldo.  Risultato del successo del concerto è stata la presenza del pubblico.

L’associazione Amici di Aldo ci tiene a ringraziare pubblicamente il Sindaco di Zambrone Pasquale Landro, la Dirigente Giovanna Pileggi, la Pro Loco Cittadina, i professori e i ragazzi che si sono incontrati numerose volte per le prove, togliendo tempo alle loro vacanze e ai loro affetti.

“Un evento che speriamo rimanga un bellissimo ricordo, carico di significato sia sull’esperienza diretta della serata che sul tema delle morti sul lavoro”. E’ quanto affermato dal presidente dell’Associazione, Mario Ambrosi.

Appuntamento al 5° Raduno Amici di Aldo Ferraro.

Mariella Epifanio

Il concerto

Sarà perché ci sono dentro, sarà perché comunque, l’evento è stato effettivamente emozionante ma ci sono davvero momenti e situazioni che restano impressi nei ricordi e nel cuore, incancellabili. Talmente tanto sentiti da evocare, poi nel tempo, gli stessi sentimenti e le stesse emozioni avvertite come all’origine. Ho davanti agli occhi alcune immagini e alcune parole di ieri: quei girasoli gialli deposti alla candida statua dell’Angelo Calciatore dedicata ad Aldo, segno di una vita che non accetti finita; i volti seriosi delle persone che anche nell’illusione di non stare vivendo quel momento, ti riportano comunque ad una triste realtà; le parole di una delle vedove dei morti sul lavoro, la Signora Piccolo, che mi ricorda che tutti i giorni ormai sono uguali; Lorenzo scorazzare avanti e indietro per il campetto intitolato al suo papà, con la sua bici rossa; le lacrime di una madre, che mai finiranno di scendere anche quando non bagneranno il suo viso; la non accettazione di uno stato ormai vuoto di una moglie senza più un marito e di un fratello senza più un fratello; il volto gentile e premuroso di un prete, Mons. Fiorillo, che ti abbraccia e ti bacia come se ti conoscesse da sempre. E poi compari il passato con la vita di oggi, le conoscenze di oggi. Le magnifiche persone incontrate e premiate in nome di Aldo; aver fatto amicizia con altri parenti di vittime sul lavoro da ogni parte d’Italia e poi, sentito la voce della sorella di una delle vittime della Thyssenkrupp. Mai dimenticherò in tutta la mia vita quella voce. Era come se le avessero tolto la vita e, in effetti, la vita gliel’avevano tolta. Parlava e rispondeva a me, con una voce priva di emozione, senza ritmo, senza manifestare alcun tipo di sentimento. E’ stata un’esperienza agghiacciante! Penso spesso, se tutto ciò abbia un significato. Credo sia normale farlo. Credo lo pensino tutti i parenti delle vittime di incidenti sul lavoro. Poi mi vien da pensare ancora alle parole di Mons. Fiorillo in chiesa sull’importanza del ricordo, di tenere in vita attraverso il ricordo, i principi e i valori sani che hanno formato questi uomini e queste donne che non ci sono più. Pensi se la gente sappia ancora ricordare col cuore e non solo con la mente, mentre il mondo va verso una fine segnata dal potere, dai soldi, dall’apparire. Pensi che se la gente ricordasse davvero, forse oggi nessun padre, figlio o fratello morirebbe più sul proprio posto di lavoro. Si diventa a volte più forti, altre più deboli dopo simili tragedie. A volte per farmi forza e poter essere d’aiuto agli altri penso alle parole di un padre che ha perso la propria bimba per una malattia improvvisa, (le parole sono del cantante Niccolò Fabi): “Gli eventi straordinari creano reazioni straordinarie. E’ come un’esplosione di energia enorme che se non viene canalizzata in senso positivo rischia di diventare veramente distruttiva”. Credo sia vero ma credo allo stesso modo che serva una grande, grandissima forza per riuscire a canalizzare in espressione positiva il dolore. E ripenso ancora alla figura di Mons. Fiorillo, a questo umile e grande uomo del sud, fatto di fede e forza, a lui, che quando ce ne è stato bisogno è sceso dall’altare per essere li col suo gregge, in suo soccorso. Questo uomo è stato definito “uno” nel processo denominato “il processo dei 30 più uno” perché è stato a fianco della gente di Sant’Angelo per chiedere come da diritto, una rete fognaria, una rete idrica, strade nelle campagne, Scuola Media, Ufficio Postale, la guardia medica e altri servizi indispensabili ad una vita civile della comunità. E’ stato l’uomo che è andato oltre il dolore, perché ha canalizzato ciò che di triste e rabbioso c’era negli uomini per farne un frutto d’amore, come ha fatto con “la casa di Marta” e “la casa di Nazareth”, dove ha dato aiuto alle persone più bisognose. Ricordare per non morire e ricordare per continuare a vivere. Due espressioni che apparentemente spingono ad uno stesso significato ma che servono la prima, per trasformare il dolore, e la seconda per far conoscere agli altri gli atti di amore di chi non è più tra noi.

m.e.

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