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Drapia e dintorni (e non solo). Riflessioni e osservazioni…

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Ordinando le cartelle del mio PC ho ritrovato un articolo che avevo scritto nel giugno del 2010 in occasione del workshop “Adottiamo gli spazi pubblici”, evento organizzato nel giardino storico del castello Galluppi di Caria dalla facoltà di Architettura dell’ Università di Reggio Calabria e dal Comune di Drapia, in collaborazione con numerose associazioni locali.

L’arch. Michelangelo Pugliese di Caria, tra i promotori dell’evento, mi aveva chiesto un contributo, una testimonianza, da inserire nella pubblicazione relativa al workshop. Vi invito a leggerlo perché contiene molti spunti di riflessione…

MarioVallone

Il workshop del giugno 2010

DRAPIA- Come cronista del Comune di Drapia per le principali testate locali e regionali ho avuto modo di osservare da vicino tutte le fasi, compresa la preparazione dell’evento alla quale ho preso parte in prima persona, che hanno portato alla sua realizzazione. Ho quindi assistito al convegno di apertura che ha avuto come ospite il prof Franco Zagari e, anche se senza intervenire ma solo come attento osservatore, al forum conclusivo “Io abito qui”. Che tipo di scritto potete aspettarvi allora da parte mia? Una cronaca forse? No, quella no. Ho già provveduto sui giornali sia a presentare l’appuntamento che a raccontarlo, e Michelangelo Pugliese, il curatore dell’evento e del volume, in questo libro avrà  approfondito e spiegato meglio di ogni altro tutta l’iniziativa. Quello che io voglio aggiungere, nello spazio che mi è stato cortesemente concesso, sono delle semplici considerazioni, semplici nel contenuto e nel linguaggio; considerazioni calate nel contesto locale, un contesto del quale, essendo il principale narratore, credo di conoscere abbastanza. Un contesto che è poi simile a quello di quasi tutti i piccoli centri calabresi, realtà con delle caratteristiche comuni ben individuabili soprattutto in riferimento al paesaggio e agli spazi pubblici ed alla consapevolezza e percezione che si ha nei confronti di questi elementi. Più precisamente, mi sono posto delle domande, molto immediate e per certi versi banali, che penso ai partecipanti residenti a Drapia siano venute in mente: cosa ha rappresentato finora per noi cittadini del Comune drapiese il nostro paesaggio? Negli ultimi decenni siamo riusciti a tutelare questo “bene”? E, cosa molto importante, riusciremo a difenderlo in futuro? Mi sono inoltre chiesto se questa iniziativa abbia raggiunto lo scopo, non secondario, di sensibilizzare l’opinione pubblica a  discernere, comprendere l’importanza ed apprezzare il bello e, di conseguenza, spronare la popolazione (in questo caso quella drapiese) ad agire con atti concreti per difendere il paesaggio.

Ecco, riflettendo su tutte queste questioni strettamente collegate, ho maturato delle osservazioni che riporto. Negli ultimi 20 anni (prendo a riferimento questo periodo perché, avendo 29 anni, ho memoria visiva solo degli ultimi 4 lustri) il nostro territorio, come molti altri in Calabria e non solo, è stato più volte violentato da cemento e abusivismo edilizio e (come risaputo ed evidente) non è stato quasi mai tenuto in debita considerazione l’impatto che questo ha comportato sul paesaggio. Quest’ultimo è diventato perciò un qualcosa che non sentiamo più come nostro, che non ci appartiene, che non rispettiamo e che deturpiamo: non abbiamo più coscienza e consapevolezza di esso, non riusciamo più ad apprezzarlo, a capirne l’importanza. Ricordo quando ero bambino (vi faccio questo esempio concreto),  che il paese dove vivevo, Brattirò, cioè la più grande frazione di Drapia, era circondato da terreni ben curati, in particolare innumerevoli filari di vite e di pergolato, che davano un impatto visivo meraviglioso da qualsiasi lato si ammirasse il villaggio.

Il giardino del castello Galluppi dopo il workshop

Il paese sembrava avvolto in una corona di verde, ma negli ultimi anni, per una serie di ragioni, questo verde non esiste più. Il centro storico di Brattirò inoltre aveva molte abitazioni con la facciata non ancora “ristrutturata”, cioè con le mura di colore marrone antico (mi piace chiamarlo così) che davano anch’esse una vista  che trasmetteva un grande senso di bellezza (basta vedere alcune foto). Tutte queste cose, nel loro insieme, non sono altro che il paesaggio e danno, ne sono convinto, a chi le osserva quotidianamente e non solo, un senso di armonia, anche indirettamente. Oggi, invece, siamo circondati sempre più da obbrobri perché la gente che ci ha preceduto (non tutti, principalmente gli amministratori e alcuni “costruttori”) non sono stati in grado di preservare questo bene. Sarebbe bastato, 40-50 anni fa (anche meno) un regolamento comunale per “indirizzare” gli interventi di ristrutturazione nel centro storico, tanto per fare un esempio, e oggi ci ritroveremo con uno splendido borgo, tutto da visitare e da vivere. Anche le licenze edilizie, se fossero state elargite (questo il termine esatto) con più raziocinio, a quest’ora il nostro paesaggio sarebbe molto più bello e staremmo meglio noi al solo ammirarlo, al solo sentirci da esso avvolti e circondati. Esso sarebbe una vera e propria ricchezza in tutti i sensi sfruttabile anche da un punto di vista turistico.

Potrei andare avanti per ore a descrivere i danni prodotti dall’insensibilità umana e, di conseguenza, i danni prodotti alla sensibilità umana, ma preferisco fermarmi e avviarmi alla conclusione dicendo che l’evento tenutosi al Castello Galluppi può, a mio avviso, rappresentare il seme del cambiamento per tanti motivi (forse solo speranze) se non altro perché è stato partecipato da molti bambini, cosa veramente emozionante. Questo è il  modo, o meglio uno dei modi, per far maturare un approccio diverso di intendere il territorio: proprio partendo dalle nuove generazioni (possiamo definirlo un nuovo metodo didattico, vista la partecipazione di parecchi scolari). L’esperienza cariese è stato anche utile, si spera, per far capire alla popolazione che può veramente dare un contributo alla tutela del paesaggio, a maggior ragione in questo particolare momento storico. Il nuovo Piano Strutturale Comunale, infatti, è in via di realizzazione, cioè lo strumento urbanistico di cui da 25 anni il Comune è alla ricerca perché finora andato avanti con un obsoleto piano di fabbricazione, quindi l’occasione è, potremmo dire propizia, per affrontare l’argomento “paesaggio” concretamente in quanto la popolazione potrà dare il suo contributo in riunioni pubbliche che dovrebbero tenersi  a breve (il Psc prevede una fase di consultazione popolare). Ecco, se matura una nuova coscienza, se la gente partecipa, forse c’è ancora tempo per salvare quel che resta del nostro paesaggio, che poi è la nostra storia, la nostra cultura, il nostro sentire comune, il nostro avvenire, e soprattutto l’avvenire dei nostri figli, verso i quali, credo, abbiamo forti responsabilità. Ben vengano quindi iniziative come questa perché in grado di lasciare il segno, che sensibilizzano,  aiutano a riflettere su un bene così prezioso, spronano a riscoprirlo, inducono a ritrovarne il valore e ci indicano la strada per costruire un futuro migliore, più giusto e più bello.

m.v. (giugno 2010)

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