{"id":32720,"date":"2015-05-01T10:57:22","date_gmt":"2015-05-01T08:57:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/?p=32720"},"modified":"2019-12-13T08:35:12","modified_gmt":"2019-12-13T07:35:12","slug":"una-citt-scavata-nella-roccia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/una-citt-scavata-nella-roccia\/","title":{"rendered":"Una citt\u00e0 scavata nella roccia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">\u00a0A CURA di FRANCESCO FIAMINGO<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>&#8220;Le case grotte dei monaci medioevali a <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Zungri\">Zungri<\/a>&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Testo di Pasquale Mazzitelli.<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_10708\" aria-describedby=\"caption-attachment-10708\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/grotta-Sbariati-Zungri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-10708\" src=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/grotta-Sbariati-Zungri-300x225.jpg\" alt=\"La grotta degli Sbariati di Zungri\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/grotta-Sbariati-Zungri-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/grotta-Sbariati-Zungri.jpg 614w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-10708\" class=\"wp-caption-text\">La grotta degli Sbariati di Zungri<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Z<\/strong>ungri sorge sull\u2019altopiano del Monte Poro: un terrazzamento di tufo pliocenico, limitato da profonde e ridenti vallate, amene di acque torrentizie. Durante il Medioevo ricadeva nella giurisdizione politica del <strong>&#8220;<em>Kastellion<\/em>&#8220;<\/strong> di <strong>Mesiano<\/strong>. Tuttavia il toponimo \u00e8 chiaramente di formazione neogreca e sta a significare <strong>&#8220;roccia&#8221;<\/strong>, che si adatta alle caratteristiche morfologiche del luoghi nei quali, intorno all\u2019anno mille, molti insediamenti monastici influenzarono la vita di <strong>&#8220;<em>chorioi<\/em>&#8220;<\/strong> (villaggi), nuclei di intenso e produttivo lavoro rurale. La vita ascetica in quel periodo era intensamente praticata se ad <strong>Asfalanteo<\/strong> ritroviamo, in profonde meditazioni, Santo Elia (<em>dal Bios dello Speleota, linea 1175<\/em>). &#8220;Asfalantea&#8221; corrisponde alla moderna localit\u00e0 &#8220;Fossi&#8221;, dove <strong>le Grotte degli Sbariati<\/strong> (o sbandati), si affacciano sui medi terrazzamenti degradanti sul torrente <strong>&#8220;Malopera&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono 39 quelle gi\u00e0 evidenziate e costituiscono un complesso unico, nella fattispecie, rinvenuto in <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Calabria\">Calabria<\/a>. La vegetazione pi\u00f9 varia e la crosta dei soleggiati declivi tufacei sono state la protezione cromatica di una documentazione storica che il tempo non ha cancellato. N\u00e9 il tempo, n\u00e9 l\u2019uomo, che, quasi per sacro rispetto, pur utilizzando le case-grotte per custodire foraggi e attrezzi di lavoro, ne ha conservato le strutture. Al visitatore non superficiale, ma amante di una lettura attenta e meditata di ci\u00f2 che resiste ai secoli, esse parlano di mondi lontani fatti di semplicit\u00e0, ma anche di religiosit\u00e0, di vita e di lavoro, oltre che di spirito comunitario molto avanzato. Inserite nella meravigliosa cornice della caratteristica macchia mediterranea, le case-grotte che fanno pensare al primo nucleo abitativo intorno al quale si svilupper\u00e0 Zungri &#8211; costituiscono il quadro di una struttura urbanistica completa: stradelle, gradinate e un sistema di approvvigionamento idrico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali elementi artistico-architettonici e di vita reale concorrono a definire la tipologia delle &#8220;case&#8221;. Tranne due, strutturati in due ambienti, gli habitat sono mono-ambiente a pianta sub circolare o rettangolare. Molti hanno la volta a cupola con foro tronco-conico al centro, per l\u2019areazione. Il tutto a testimonianza di antica laboriosit\u00e0, ma soprattutto di perfetta conoscenza delle arti geometriche e dei principi di staticit\u00e0, se ancora oggi la maggior parte delle &#8220;case&#8221; conservano intatte le loro nicchie, i loro sistemi per il passaggio dell\u2019aria, le loro rudimentali strutture interne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stando alle fonti bibliografiche di alcuni studiosi e ricercatori francesi e tedeschi, l\u2019insediamento rupestre di Zungri risale al periodo che va dal X al XII secolo. In localit\u00e0 Papaglionti si incontrano resti di muraglie fittili e di colonne in pietra di epoca romana. Il nome della frazione <strong><em>Papaglionti<\/em> <\/strong>(secondo alcuni deriva da Paleontos) \u00e8 di origine greco-bizantina: una corruzione di <span style=\"text-decoration: underline;\">Papas Leontius,<\/span> personaggio ecclesiastico ritenuto possessore originario di un casale dal quale ebbe inizio l\u2019omonimo villaggio durante il primo medioevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di Zungri, delle stratificazioni storico-culturali che caratterizzano i 23 kmq. Di territorio, molti si sono occupati: dal Corso al Fiore, da Giustiniani a Sacco, da crispo a Lenormant. Hanno scritto dell\u2019alternarsi di epoche e vicende che appagano l\u2019esigenza del ricercatore, dello storico e anche di quanti, nel libero mondo della leggenda, hanno voluto utilizzare elementi che ancora oggi si impongono con il loro mistero e sfidano alla analisi i pi\u00f9 illuminati. L\u2019impegno dell\u2019Amministrazione Comunale mirato al recupero del patrimonio storico-archeologico, non \u00e8 da considerarsi solo come proposta di conservazione urbanistica e ambientale, ma come supporto a una idea e all\u2019esigenza di far vivere le tensioni ideali di una realt\u00e0 arcaica i cui valori autentici sopravvivono e ai quali dobbiamo rifarci per alimentare l\u2019antica fiaccola della fede nella religiosit\u00e0 dei rapporti umani, della convivenza pacifica, della solidariet\u00e0, della democratica partecipazione alla crescita della nostra comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il solo recupero edilizio e urbanistico significherebbe immiserire nel consumismo e nel <strong>&#8220;commercialismo&#8221;<\/strong> la storia di una piccola realt\u00e0 contadina, legandola al freddo calcolo di un ritorno squisitamente economico con ripercussioni pur necessarie sul piano della fruizione turistica, ma capace di distruggere quella realt\u00e0 bucolica che si vuol far vivere, che si vuole temprare per farla vincere sulla fredda logica di interessi produttivi e commerciali. Dobbiamo recuperare, anche e soprattutto, il nostro passato, la nostra storia. Solo cos\u00ec possiamo conoscere a fondo il presente come sintesi e come risultato di antiche virt\u00f9 e di eterni valori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A essi potremo ispirare la nostra azione per contribuire a costruire il futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Pasquale Mazzitelli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Sindaco di Zungri 1980-1999<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_17902\" aria-describedby=\"caption-attachment-17902\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/zungri-37.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-17902\" src=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/zungri-37-300x225.jpg\" alt=\"L'insediamento rupestre di Zungri\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/zungri-37-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/zungri-37-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/zungri-37.jpg 1632w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17902\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;insediamento rupestre di Zungri<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">L\u2019insediamento Rupestre di Zungri<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Pag. 38-39\u00a0 inserto\u00a0 &#8220;La Lettura&#8221;\u00a0 del Corriere Della Sera<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Domenica 11 Dicembre 2011<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019antico villaggio rupestre di Zungri<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8220;La lezione dei Trogloditi&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli abitanti delle grotte di Zungri: <\/strong><strong>antenati eleganti e tecnologici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Carlo Vulpio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>P<\/strong>er sentire i trogloditi ridere, ridere di noi, che ancora li immaginiamo come l&#8217;archetipo dell&#8217;arretratezza e della miseria, bisogna andare a trovarli. Entrare nelle loro case, cio\u00e8 nelle grotte in cui essi abitavano, perch\u00e9 questo vuoi dire troglodita, visitare il loro villaggio, comprendere i motivi della scelta del luogo; seguire il tracciato dei canali di raccolta e scorrimento delle acque piovane e sorgive, osservare la collocazione e le dimensioni delle cisterne idriche, di frantoi e palmenti, misurare con gli occhi la capienza dei silos per il grano, apprezzare la funzionalit\u00e0 delle \u00abcarcare\u00bb, le fornaci per la fabbricazione della calce, ammirare la disposizione delle strade, delle scale, dei pozzi e delle fontane, stupirsi per la cura dedicata a nicchie, archi e sfiati per il fumo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo chi avr\u00e0 visto tutto questo scavato nel tufo, ricavato dal tufo a colpi di rudimentali scalpelli e picconi a doppia punta, potr\u00e0 capire perch\u00e9 hanno ragione gli studiosi che si ribellano all&#8217;uso del termine \u00abtroglodita\u00bb come sinonimo di uomo rozzo o quasi animale dell&#8217;Et\u00e0 della Pietra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, dicono sempre questi studiosi, il trogloditismo, specialmente nei Paesi mediterranei, ha una storia antica e una foltissima dignit\u00e0, poich\u00e9 proprio questo continuo scavare e ricavare \u00abcase\u00bb sotterranee (gli ipogei) \u00e8 la prova, l&#8217;esempio perfetto delle capacit\u00e0 di adattamento di una comunit\u00e0 alle caratteristiche del proprio territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I \u00abnostri\u00bb trogloditi quelli che per primi si stabilirono a Zungri, sull&#8217;altopiano calabrese del Poro, a venti chilometri da <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Vibo+Valentia\">Vibo Valentia<\/a> sono quelli dell&#8217;Et\u00e0 del Bronzo antico<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono i primi \u00abantenati\u00bb, poich\u00e9 le testimonianze pi\u00f9 antiche di insediamenti trogloditi risalgono al Paleolitico, cio\u00e8 a due milioni e mezzo di anni fa, mentre i \u00abnostri\u00bb salirono su queste colline \u00absoltanto\u00bb due o tremila anni prima di Cristo. E tuttavia, questi primi abitanti di Zungri non furono meno meritevoli di quegli \u00abantenati\u00bb, poich\u00e9 quando sul Poro scoprirono la pietra tenera, il tufo, la scavarono in maniera cos\u00ec razionale da dar vita a un complesso di grotte rupestri che non sarebbe pi\u00f9 scomparso e che anzi sarebbe cresciuto, fino a diventare, tre o quattromila anni pi\u00f9 tardi fra il XII e il XIV secolo dopo Cristo, una vera e propria \u00abcitt\u00e0 rupestre\u00bb. Uno di quei meravigliosi insediamenti che avrebbero fatto sbocciare nel 1970 la grande intuizione dei medievista Cosimo Damiano Fonseca, che coni\u00f2 il concetto di \u00abcivilt\u00e0 rupestre\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Entrare in questa citt\u00e0 parallela, dopo aver percorso a piedi un vialetto di campagna di un centinaio d\u00ec metri, \u00e8 come entrare in un&#8217;altra dimensione attraverso una porta girevole<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L<\/strong><strong>a citt\u00e0 rupestre di Zungri, con le, sue cinquanta abitazioni<\/strong> distribuite su &#8211; anzi, dentro. &#8211; tremila metri quadrati del costone roccioso che sovrasta il letto della fiumara Malopara, \u00e8 forse l&#8217;esempio pi\u00f9. \u00aborganico\u00bb e meglio conservato di quella civilt\u00e0. Passare dalla odierna Zungri a quest&#8217;altra, dopo avere percorso a piedi un vialetto di campagna di un centinaio di metri, \u00e8 come entrare in un&#8217;altra dimensione attraverso una porta girevole. Poich\u00e9 \u00e8 il cervello, non soltanto gli occhi, a rimanere abbagliato dalla strepitosa combinazione di colori e tonalit\u00e0 della Zungri \u00abparallela\u00bb. Dalla parte che scende a strapiombo sulla fiumara, il biancore della roccia tufacea risalente al Pliocene cinque milioni di anni fa si mescola al verde scuro di ulivi imponenti come querce. Dal lato opposto, quello affacciato sul Tirreno, il verde smeraldo del Poro fa a gara con tutte le gradazioni del blu che si possono contare dal mare che bagna la Costa degli Dei: <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Nicotera\">Nicotera<\/a>, Capo Vaticano, <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Tropea\">Tropea<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Parghelia\">Parghelia<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Briatico\">Briatico<\/a> fino a quello del Golfo di Sant&#8217;Eufemia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 questa la Zungri magica, <\/strong>fatata, detta degli <strong>\u00abSbariat\u00ec<\/strong>\u00bb, cio\u00e8 gli <strong>sfollati, <\/strong>che nel Basso Medioevo vennero a rifugiarsi qui per scampare alle razzie saracene. Ed \u00e8 sempre questa la Zungri dei <strong>monaci greci <\/strong>che, come ricorda <strong>Adele Coscarella,<\/strong> docente di <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Archeologia\">Archeologia<\/a> medioevale all&#8217;universit\u00e0 di Cosenza, furono i protagonisti \u00abdopo il IX secolo della diffusione dell&#8217;ortodossia in Calabria, in forma ascetica (eremitica e anacoretica), esicastica e cenobitica, quest&#8217;ultima legata alla comunit\u00e0 di una fondazione monastica, in cui l&#8217;igumeno costituiva la suprema autorit\u00e0 come l&#8217;abate lo sar\u00e0 nei monasteri latini\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La citt\u00e0 rupestre di Zungri <\/strong>ha cominciato a far parlare di s\u00e9 verso la met\u00e0 degli anni Ottanta. Secondo quel primo studio, condotto dagli archeologi <strong>Maria Teresa lannelli,<\/strong> della Soprintendenza dei beni archeologici della Calabria, <strong>Paolo Peduto<\/strong> e <strong>Paul Arthur<\/strong> dell&#8217;universit\u00e0 di Salerno, l&#8217;<strong>insediamento risale all&#8217;Alto Medioevo<\/strong>: in quel periodo, che coincide con la <strong>migrazione dei monaci ortodossi<\/strong>, il potere imperiale bizantino si impegna in una vera e propria campagna di colonizzazione dell&#8217;Italia meridionale attraverso la riorganizzazione dei villaggi rurali. Tra i quali, appunto, Zungri. Le cui grotte, apprezzate per la loro \u00abeccezionale distribuzione topografica\u00bb gi\u00e0 dopo i primi scavi degli anni novanta, <strong>verranno censite, rilevate, descritte e studiate\u00bb soltanto nel 2007.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un lavoro meticoloso, svolto dal Catasto Cavit\u00e0 Artificiali della Societ\u00e0 Speleologica Italiana.<\/strong> In pratica, dai volontari dei gruppi speleologici calabresi: per lo pi\u00f9 giovani universitari, ma anche adulti, accomunati dalla passione per gli scavi e per le scoperte. Luigi Manna, il giovane ingegnere informatico che ha coordinato questo lavoro, dice una cosa molto semplice, molto vera e molto bella: \u00abIl nostro lavoro sul campo \u00e8 un servizio che offriamo alle nostre comunit\u00e0, poich\u00e9 la conoscenza del territorio \u00e8 indispensabile per la sua valorizzazione\u00bb. <strong>Gli studi su Zungri <\/strong>non possono certo dirsi completati, anzi sono ancora all&#8217;inizio. Su questo convengono tutti. E anche se vanno riconosciuti i risultati ottenuti come, per esempio, la redazione della carta archeologica dell&#8217;altopiano del Poro con il <strong>\u00abgis\u00bb<\/strong> (sistema informativo geografico), manca quello che viene chiamato \u00abcodice di pratica\u00bb. Cio\u00e8, <strong>spiega Francesco Cuteri, <\/strong>docente di Archeologia medioevale all&#8217;universit\u00e0 di Reggio Calabria: \u00abMancano i criteri sul come intervenire. Ci vorrebbe un&#8217;idea geniale di qualche architetto che sappia immaginare un futuro per questo insediamento, ma senza interventi invasivi e senza cemento\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Adesso, subito, urgono piccoli interventi di sterramento e di consolidamento<\/strong> perch\u00e9, per quanto integra ancora pochissimo conosciuta, Zungri non \u00e8 pi\u00f9 un luogo \u00absegreto\u00bb, ma accoglie anche 10-15 mila visitatori all&#8217;anno, che a loro volta diventano i migliori promotori di questa straordinaria citt\u00e0 rupestre. In cui, per dire, le abitazioni mono o bicellulari, anche su due livelli, hanno sbalordito gli studiosi di paleoclimatologia. Oggi, per come proteggevano i loro inquilini dal caldo e dal freddo, riducendo al minimo le escursioni termiche e la differenza tra le temperature medie estive e invernali, queste grotte meriterebbero il certificato energetico di classe A. E i silos scavati nel tufo, in cui stivare a lungo il grano, conservandolo intatto ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Semplie e geniale il sistema: il grano, \u00absigillato\u00bb tra le pareti rocciose, fermentava e cos\u00ec produceva anidride carbonica, che uccideva i parassiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abZungri \u00e8 un insediamento della Calabria medioevale <\/strong>in cui si pu\u00f2 cogliere tutta la complessit\u00e0 e la trogloditica raffinatezza del vivere in grotta &#8211;<strong> dice Cuteri &#8211;<\/strong>. Qui, nulla \u00e8 stato lasciato al caso. Al contrario. La mano esperta dell&#8217;uomo ha saputo immaginare e realizzare ambienti, percorsi, servizi in cui non di rado \u00e8 stata raggiunta la perfezione tecnica e funzionale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Zungri deriva dal greco e significa \u00abaspra rupe\u00bb,<\/strong> se si accredita l&#8217;origine cretese della parola, oppure \u00abcolle\u00bb, se la si fa derivare dall&#8217;analogo termine peloponnesiaco, ma in ogni caso, <strong>Grecia, Grecia e ancora Grecia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La prima volta, <\/strong>con le <strong>colonie<\/strong> risalenti anche al VII secolo avanti Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La seconda volta,<\/strong> nell&#8217;Alto Medioevo, con le <strong>migrazioni dei monaci ortodossi<\/strong>, a cominciare dal VI-VII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La terza volta,<\/strong> nel IX secolo, con la <strong>conquista bizantina<\/strong> e la cosiddetta \u00abseconda colonizzazione greca\u00bb &#8211; attuata attraverso la bonifica delle terre e l&#8217;insediamento di popoli provenienti da Est, che riesce a decollare grazie anche alla <strong>strategica occupazione di Tropea,<\/strong> con cui la Calabria diventa l&#8217;avamposto di Bisanzio in Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nemmeno la ferocia dei <strong>Normanni, <\/strong>che fecero di tutto per <strong>\u00abrilatinizzare\u00bb<\/strong> questi luoghi, <strong>riusc\u00ec a cancellarne la \u00abgrecita\u00bb<\/strong>. Il bellissimo castello normanno-svevo di Vibo Valentia, per esempio, che domina l&#8217;altopiano del Poro e da cui si possono scorgere Stromboli e le Eolie, non solo non riesce a prevalere sulle mura di Hipponion, l&#8217;odierna Vibo &#8211; che sono il maggior esempio di architettura militare dell&#8217;intera Magna Grecia -, ma deve scontare la \u00abcondanna\u00bb di ospitare il Museo archeologico statale Capialbi, i cui reperti sono quasi rutti greci. E per giunta \u00abvivi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuesto museo \u00e8 l&#8217;unico in tutto il Sud in cui anche i ciechi possono toccare e &#8220;vedere&#8221; i reperti\u00bb, dice con una punta di giustificato orgoglio la <strong>direttrice Maria Teresa lannelli<\/strong>. Il non vedente, seduto davanti a un tavolino contenente la teca che custodisce l&#8217;oggetto, con le mani legge la scheda in alfabeto Braille e poi, grazie a una ventosa che solleva il vetro della teca, pu\u00f2 toccare, prendere e rigirare tra le mani il reperto che sta \u00abvedendo\u00bb. Fantastico. A due passi dai \u00abraffinati trogloditi\u00bb di Zungri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201dPer come <\/strong>proteggevano i loro inquilini dal caldo e dal freddo, riducendo al minimo le escursioni termiche, questi insediamenti meritano il certificato energetico di classe A. E il sistema di conservazione del grano nei silos scavati nel tufo era semplice ma geniale.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Articolo recuperato dal Corriere della Sera \u2013 pag. 38-39 del 11.12.2011 <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/GR.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-32721\" src=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/GR.jpg\" alt=\"GR\" width=\"560\" height=\"774\" srcset=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/GR.jpg 734w, https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/GR-217x300.jpg 217w\" sizes=\"auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0A CURA di FRANCESCO FIAMINGO &#8220;Le case grotte dei monaci medioevali a Zungri&#8221; Testo di Pasquale Mazzitelli. 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