{"id":29041,"date":"2014-07-12T14:50:07","date_gmt":"2014-07-12T12:50:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/?p=29041"},"modified":"2014-07-28T09:34:14","modified_gmt":"2014-07-28T07:34:14","slug":"il-litruzzo-das-nel-dopoguerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/il-litruzzo-das-nel-dopoguerra\/","title":{"rendered":"Il &#8220;litruzzo&#8221; a Das\u00e0 nel primo dopoguerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"right\"><a href=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/uliveto-bracciara.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-29035\" alt=\"uliveto-bracciara\" src=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/uliveto-bracciara-300x225.png\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/uliveto-bracciara-300x225.png 300w, https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/uliveto-bracciara-160x120.png 160w, https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/uliveto-bracciara.png 700w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Vi \u00e8 stato un tempo non lontanissimo in cui l\u2019olio d\u2019oliva aveva un grande valore per il popolo calabrese.[1] Aveva cos\u00ec tanto valore che gli appezzamenti d\u2019ulivi migliori e di maggiore estensione erano, nei vari paesi, fermamente nelle mani di pochissimi latifondisti spesso facenti parte della nobilt\u00e0 d\u2019origine feudale. Nel mio paese Das\u00e0 si aveva tra i latifondisti il medico <i>don Tizio,<\/i> il barone <i>don Caio,<\/i> il farmacista <i>don Sempronio<\/i> a cui si aggiungevano dei <i>don Tal dei Tali<\/i> che avevano meritato sul campo il titolo di <i>don<\/i> per essere riusciti in qualche misura ad accaparrarsi tanti uliveti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il popolo in gran parte &#8211; spesso analfabeta, spesso subalterno -, a quei tempi, difficilmente nei paesini di <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Calabria\">Calabria<\/a> negava il titolo di <i>don<\/i> a chiunque avesse fatto fortuna, a chiunque ricoprisse un ruolo di qualche prestigio in paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i latifondisti sopradetti &#8211; oltre agli uliveti &#8211; possedevano anche grandi appezzamenti di terreni coltivati, incolti e anche i<i> trappeti<\/i> (frantoi), cio\u00e8 le fabbriche ove si produceva l\u2019olio dalle olive dopo molitura nelle molazze e spremitura nei torchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A protezione dei terreni del latifondista venivano da questi assoldati dei servitori chiamati <i>guardiani<\/i>. Il compito dei guardiani era dissuadere, con le buone o con le cattive, chiunque tentasse di rubare il frutto degli ulivi o danneggiare la propriet\u00e0 del loro padrone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochissimi contadini del paese avevano uliveti a sufficienza per sostenere con il ricavato d\u2019essi la propria famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/bimbo-con-paniere.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-29031\" alt=\"bimbo-con-paniere\" src=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/bimbo-con-paniere-275x300.jpg\" width=\"275\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/bimbo-con-paniere-275x300.jpg 275w, https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/bimbo-con-paniere.jpg 645w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a>Prima delle emigrazioni post seconda guerra mondiale in Calabria erano in tanti, tra la gente del popolo, a non avere neanche un piccolo appezzamento di terreno o d\u2019ulivi: tra questi vi erano i cosiddetti braccianti. Forza lavoro in abbondanza dotata di braccia, speranza di migliorare la propria condizione sociale e null\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Le riforme del 1944<b>[2]<\/b> sulle terre incolte da assegnare ai contadini volute dal ministro dell\u2019agricoltura il calabrese Fausto Gullo furono perse quando, nel secondo governo De Gasperi 1946, Gullo venne sostituito dal ricco proprietario terriero sardo Antonio Segni.<b>[3]<\/b> Questi svuot\u00f2 il Decreto Gullo di quasi tutti i contenuti riformatori.<\/i>[4]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Das\u00e0, i braccianti, le contadine e i contadini &#8211; spinti dal grande bisogno &#8211; andavano lavorare, con arnesi manuali[5] i terreni dei signori latifondisti, per poche lire a giornata e durante la stagione olearia a raccogliere le olive dei possessori d\u2019uliveti a <i>quinto<\/i>.[6] Ossia, una parte al <i>cinnararu<b>[7]<\/b><\/i> e quattro parti al padrone degli ulivi \u2013 quasi sempre: il latifondista <i>don Tizio<\/i>, <i>don Caio<\/i>, <i>don Sempronio<\/i> e i <i>don Tal dei Tali<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alcuni altri paesi di Calabria addirittura si raccoglievano le olive <i>a sesto <\/i>tanto era alto il bisogno e la disponibilit\u00e0 di manodopera. Grande era la fatica delle donne e degli uomini per raccogliere manualmente le olive e sempre scarso il risultato economico di tale loro lavoro, nonostante l\u2019alto valore dell\u2019olio. Un vero e proprio sfruttamento a cui bisognava cedere. D\u2019altronde, questa era prassi avente secoli di pratica e consuetudine alle spalle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E anche da questo status di grande fame, fatica e sfruttamento che nasce l\u2019emigrazione del dopoguerra verso l\u2019America, l\u2019Argentina, il Brasile, l\u2019Australia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/raccoglitrici-olive.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-29034\" alt=\"raccoglitrici-olive\" src=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/raccoglitrici-olive-300x235.jpg\" width=\"300\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/raccoglitrici-olive-300x235.jpg 300w, https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/raccoglitrici-olive-1024x804.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sono tanti i braccianti che, da soli o con l\u2019intera famiglia, affrontano sulle navi gli oceani in cerca di fortuna, in cerca di riscatto sociale, in cerca di una vita migliore per s\u00e9 e per i propri cari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni tra loro ritorneranno nei paesi calabri dopo aver fatto un po\u2019 di fortuna per poi comprarvi terreni e\/o pi\u00f9 spesso uliveti ove poter lavorare in proprio riscattandosi dall\u2019umiliazione-sfruttamento del lavoro <i>a quinto <\/i>e dal lavoro<i> <\/i>sotto padrone; tantissime famiglie non rientreranno pi\u00f9 in Calabria rimanendo a vivere e lavorare nei luoghi dell\u2019emigrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli uliveti che i rientranti in paese dalle \u201c<i>americhe<\/i>\u201d riuscivano a comprare dai latifondisti erano sovente quelli ubicati in luoghi impervi, disagiati o quelli di qualche signore di turno che li vendeva perch\u00e9 caduto in disgrazia magari per debiti di gioco o perch\u00e9 era considerata essere un grosso affare la vendita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in questa situazione di grande povert\u00e0 e grande disagio, come sopra detto, che tantissimi bambini crescono nei paesi interni e agricoli della Calabria alla fine anni \u201940, negli anni \u201950. La seconda guerra mondiale aveva portato grandissimi lutti e tantissima altra fame \u2013 ma impellente bisogno di ricostruire, di ricominciare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un dato forse innegabile \u00e8 che molti bambini\/ragazzi di allora erano consci e resi partecipi dai genitori dell\u2019eventuale bisogno che vi era in casa \u2013 d\u2019altronde le rinunce, ai giocattoli, alla bicicletta o ad altro, a cui dovevano sottoporsi era cosa da renderli consci del magro bilancio famigliare per forza di cose. Oggi questa consapevolezza non tutti i bambini, non tutti i ragazzi hanno, per scelta dei genitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/raccoglitrici-dipinto-mike.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-29033\" alt=\"raccoglitrici-dipinto-mike\" src=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/raccoglitrici-dipinto-mike-300x269.jpg\" width=\"300\" height=\"269\" srcset=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/raccoglitrici-dipinto-mike-300x269.jpg 300w, https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/raccoglitrici-dipinto-mike.jpg 545w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ma i bambini, i ragazzi non sempre sanno o possono rinunciare a tutto. \u00c8 a quell\u2019et\u00e0 che la fantasia galoppa e il bisogno spesso aiuta ancor di pi\u00f9 a farla galoppare. E, le olive avevano valore! Si trattava forse soltanto d\u2019inventarsi il modo in cui riuscire a trarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tradizione le povere famiglie bisognose di Das\u00e0 &#8211; prima dell\u2019inizio della campagna olearia coincidente con la pulizia delle <i>ante<b>[8]<\/b><\/i> degli uliveti dalle erbacce &#8211; solevano andare a raccogliere le prime olive, cadute a terra non ancora mature, verso gli inizi del mese di settembre. Andavano &#8211; durante la cosiddetta <i>rimunda <\/i>(ossia, la caduta delle olive che la pianta spontaneamente non tratteneva per migliore maturazione delle restanti) &#8211; a raccogliere le olive <i>arranti<\/i> (cio\u00e8 all\u2019errante, girovagando da un posto ad un altro tra gli uliveti). Il quantitativo d\u2019olio prodotto da queste olive era molto scarso \u2013 con 100 kg si poteva riuscire a produrre non pi\u00f9 di 6 litri d\u2019olio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<i>arranti<\/i> era una pratica legale avente consuetudine antica e alquanto tollerata dai proprietari. A Das\u00e0 i bisognosi erano chiamati, senza il non inserirvi (specie in tempi pi\u00f9 recenti) un senso dispregiativo, <i>arrantaluori<b>[9]<\/b><\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito della raccolta delle olive <i>arranti<\/i>, mia madre mi ha raccontato dell\u2019avviso pubblico e orale \u2018<i>u bandu\u2019<\/i> diffuso dal banditore del paese di Das\u00e0 prima dell\u2019inizio della campagna olearia che pi\u00f9 o meno recitava cos\u00ec: \u201c<i>Nessuno si deve pi\u00f9 permettere di andare per olive arranti altrimenti le guardie municipali li porteranno al carcere di <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Arena\">Arena<\/a><\/i>\u201d.<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/Mario\/Downloads\/litruzzu-a-dasa%20(1).docx#_edn10\">[<\/a>10]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il frutto di tale lavoro era acquistato da persone del paese i cosiddetti <i>compratori d\u2019olive<\/i>. I compratori pagavano con moneta contante le poche olive che ciascuno portava loro la sera. E comprato paniere dopo paniere, riuscivano a portare una congrua quantit\u00e0 di olive al frantoio. Era sovente tra i poveri venditori che i soldi appena guadagnati venissero subito spesi per comprare un poco di riso, un po\u2019 di altri generi di prima necessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I compratori d\u2019olive potevano essere donne magari vedove del marito morto nella prima guerra mondiale e quindi usufruenti di una magra ma sicura pensione che investivano in questa attivit\u00e0 (che non prevedeva licenza di vendita) cercando di farla fruttare un poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intermediazione svolta dai compratori di olive negli anni Quaranta e Cinquanta non credo potesse essere considerata una forma di strozzinaggio, anzi, era a ben vedere un servizio sociale che facevano nei confronti di altri bisognosi in quanto senza d\u2019essi nessuno poteva da solo macinare i pochi o l\u2019unico paniere d\u2019olive raccolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche alla fine della campagna olearia le olive venivano \u201cliberate\u201d[11] per consuetudine e di nuovo i bisognosi a frotte potevano andare <i>arranti<\/i> negli uliveti a raccogliere i pochi olivi (di alta qualit\u00e0 questa volta) rimasti ma antieconomici, poich\u00e9 pochini, per il proprietario terriero raccogliere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era un lavoro certosino, svolto da mamme, giovani figli e figlie, perch\u00e9 rimanevano davvero poche olive per terra anche se succose d\u2019olio, perch\u00e9 necessitava girovagare tra tanti ulivi per riempire il paniere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La liberazione delle olive da parte dei proprietari non avveniva in contemporanea per tutti gli appezzamenti di terreno per cui non era raro che, tra i bisognosi del primo dopoguerra, vi fossero persone che \u201csaltas-sero\u201d o pi\u00f9 spesso facessero \u201csaltare\u201d il piccolo figlio o la piccola figlia &#8211; da un posto libero (con poche olive) a un posto non libero (con pi\u00f9 olive) per incrementare la quantit\u00e0 di olive raccolte. \u201cLa necessit\u00e0 fa l\u2019uomo ladro\u201d, si potrebbe dire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8, probabilmente, in questo contesto della raccolta delle olive <i>arranti<\/i> che parecchi bambini e ragazzi del paese si inventano la pratica del <i>litruzzu <\/i>(durante tutta la campagna olearia)<i> <\/i>conclusasi verso gli anni Ottanta<i>. <\/i>Ossia, andare essi da soli o pi\u00f9 sovente a squadriglie (senza genitori o adulti) a farsi \u201c<i>un quasi litro di olive<\/i>\u201d per poi rivendersele.[12]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni Quaranta e Cinquanta e anche prima il <i>litruzzu<\/i>, pratica illegale, veniva fatto da tantissimi bambini e ragazzi del paese per poter soddisfare dei bisogni primari in famiglia; in seguito lo si far\u00e0 ancora, meno numerosi per fortuna, per soddisfare capricci e bisogni personali come comprarsi un gelato, le figurine Panini, le nocciole per giocavi, le sigarette di nascosto dai genitori, per comprarsi il biglietto del cinema, avere soldi da spendere durante la grande fiera dasaese dell\u20198 dicembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle squadriglie di bambini e ragazzi che andavano a farsi il <i>litruzzu<\/i> vi erano sempre: quello pi\u00f9 ribelle, l\u2019amante del gusto del proibito, quello che voleva massimizzare la quantit\u00e0 di olive raccolte (perch\u00e9 era semplice la deduzione che facevano: pi\u00f9 olive portavano ai compratori e pi\u00f9 soldini avrebbero incassato la sera), per cui questi non badavano tanto al fatto se le olive fossero libere o non libere \u2013 o se fossero gi\u00e0 state raccolte e riposte al \u201csicuro\u201d dal proprietario.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0Domenico Capano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"right\">Torino, 10 luglio 2014<\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. L\u2019olio di oliva, con meno retorica, \u00e8 stato\u00a0 \u201c<i>l\u2019oro liquido del Mediterraneo<\/i>\u201d e ha avuto da tempo immemorabile un alto valore; a giustificarlo vi \u00e8 l\u2019immensa superficie olivetata del Mezzogiorno di Italia e vi sono le tante piante secolari<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>2.\u00a0I DECRETI GULLO N. 279. DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 19 ottobre 1944. Concessioni ai contadini delle terre incolte. (Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale \u2013 serie speciale del 4 novembre 1944, n. 77).<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Art.1\u00a0<\/b><i>Le associazioni dei contadini, regolarmente costituite in cooperative o in altri enti, possono ottenere la concessione di terreni di propriet\u00e0 privata o di enti pubblici che risultino non coltivati o insufficientemente coltivati in relazione alle loro qualit\u00e0, alle condizioni agricole del luogo e alle esigenze culturali dell&#8217;azienda in relazione con le necessit\u00e0 della produzione agricola nazionale.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Art.5\u00a0<\/b><i>\u00ab\u2026 La durata della concessione non pu\u00f2 oltrepassare i quattro anni agrari. &#8230;\u00bb.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. 12 luglio 1946.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4.\u00a0<i>Antonio Segni, svuot\u00f2 in parte la legislazione del suo predecessore con i decreti del settembre 1946 e del dicembre 1947. L\u2019articolo 7 del primo decreto dava in particolare ai proprietari il diritto di reclamare la terra se i contadini avessero violato le condizioni alle quali era stata concessa<\/i>. Da Paul Ginsborg, STORIA D\u2019ITALIA DAL DOPOGUERRA A OGGI, 1996 by Einaudi Scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5. Non era raro che l\u2019unico strumento fosse la zappa con la quale lavoravano per interminabili 10 ore giornaliere o forse pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6. A Limpidi di <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Acquaro\">Acquaro<\/a>, e non solo, c\u2019era l\u2019uso che le povere donne, dopo una massacrante giornata di lavoro, curve anche sotto la pioggia o in qualsiasi altra intemperie, alla fine dovevano caricarsi sulla testa i recipienti \u201c<i>ruvaci<\/i>\u201d o sacchi con le olive raccolte per portarle al magazzino del signorotto, scaricarle nei ripostigli \u201c<i>zimbuni<\/i>\u201d e portarsi alle loro misere case il magro compenso costituito dalla quinta parte se non addirittura dalla sesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7.\u00a0<i>Cinneraru<\/i>\u00a0\u00e8 stato un termine dialettale dasaese che indicava coloro che coltivavano i terreni o raccoglievano le olive negli uliveti dei proprietari in cambio di una parte del raccolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8.\u00a0<i>Anta<\/i>, nel dialetto dasaese indica lo spiazzo di terreno, sottostante l\u2019ulivo nel nostro caso, adibito al raccolto dal contadino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">9.\u00a0<i>Arrantaluori<\/i>\u00a0erano dette a Das\u00e0 le persone che raccoglievano le olive girovagando di\u00a0<i>anta in anta, sia<\/i>\u00a0prima dell\u2019inizio della campagna olearia, sia alla fine dopo che le olive venivano liberate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">10. Parrebbe evidente che, se il Comune assoldava il banditore per tale \u201cpubblico bando\u201d &#8211; avente il fine di dissuadere dalla pratica\u00a0<i>arranti<\/i>\u00a0gli\u00a0<i>arrantaluori<\/i>\u00a0attraverso l\u2019uso della legge -, le motivazioni potevano essere le lamentele in Comune da parte dei proprietari che avevano forse notato o temuto delle mancanze di olive anche a campagna olearia ufficiale iniziata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">11. A Limpidi di Acquaro mi racconta l\u2019amico Ubaldo Dor\u00e8 che:\u00a0<i>\u00abI proprietari di uliveti come pure di castagneti o di terreni coltivati a grano o granturco, terminata la raccolta o la mietitura, \u201cLIBERASSERO&#8221; quanto c&#8217;era ancora sulla pianta o sul terreno alla disponibilit\u00e0 dei poveri o di chiunque avesse bisogno dei frutti residui. Era tutto legale e nessun proprietario poteva vietare che altri entrassero nella sua propriet\u00e0. L&#8217;uso, consolidato dall&#8217;antichit\u00e0, veniva appellato a Limpidi con il termine &#8220;liberare&#8221;<\/i>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">12. Un altro ricordo limpidese di Ubaldo Dor\u00e8: \u00ab<i>Le olive potevano essere raccolte prima della loro completa maturazione, ossia fino al giorno dell\u2019apertura dei frantoi oleari. A questa libert\u00e0 si poneva fine con la pubblicazione di un avviso affisso nella piazzetta oppure mediante un bando pubblico. Dopo il mese di aprile\/maggio si ripristinava la libert\u00e0 che non era limitata solo ai territori di Das\u00e0, Acquaro, <a href=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress?s=Dinami\">Dinami<\/a> ma era estesa a tutte le aree della Calabria e del Mezzogiorno d\u2019Italia che avevano terreni olivetati. Vigeva la stessa usanza da tempo immemorabile e pertanto, tacitamente legale, anche per la raccolta delle castagne residue, delle uve come pure\u00a0 delle spighe di grano dopo la mietitura (spigolatura). Quando avveniva la \u201cliberazione\u201d della raccolta dei prodotti residui, in uno stesso comune, questa veniva proclamata \u201cgridata\u201d per tutti i terreni sottoposti alla medesima coltura in contemporanea. La famiglie bisognose erano gi\u00e0 in attesa come l\u2019arrivo della manna dal cielo. Si precipitavano nelle campagne interi nuclei familiari per recuperare quante pi\u00f9 possibile olive che gli sventurati poi vendevano alle donne che venivano da fuori. Queste, per incarico dei proprietari di frantoio oleario oppure per conto proprio, le acquistavano per poche lire. Ero bambino, ante guerra, e ricordo nitidamente di alcuni ragazzi poveri che, non avendo pane, mangiavano il grano abbrustolito contenuto nelle spighe residue raccolte dalle loro mamme nei terreni dopo la mietitura mediante la consuetudine della spigolatura<\/i>.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/donna-con-sacco-ulivi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-29032\" alt=\"donna-con-sacco-ulivi\" src=\"http:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/donna-con-sacco-ulivi.jpg\" width=\"494\" height=\"802\" srcset=\"https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/donna-con-sacco-ulivi.jpg 618w, https:\/\/www.vibonesiamo.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/donna-con-sacco-ulivi-184x300.jpg 184w\" sizes=\"auto, (max-width: 494px) 100vw, 494px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dipinto di Mike Arruzza<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Note<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Il dipinto\u00a0<i>Raccoglitrici di olive<\/i>\u00a0\u00e8 dell\u2019amico pittore dasaese Mike Arruzza.<\/li>\n<li>La foto del piccolo ragazzo, ripreso mentre raccoglie olive, \u00e8 un fotogramma tratto dal documentario Rai del 1959 intitolato \u2018<i>Raccoglitrici d\u2019olive in Calabria<\/i>\u2019.<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 stato un tempo non lontanissimo in cui l\u2019olio d\u2019oliva aveva un grande valore per il popolo calabrese.[1] Aveva cos\u00ec tanto valore che gli appezzamenti d\u2019ulivi migliori e di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":29031,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[153],"tags":[10],"class_list":["post-29041","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-curiosita","tag-dasa"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il &quot;litruzzo&quot; a Das\u00e0 nel primo dopoguerra<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Vi \u00e8 stato un tempo non lontanissimo in cui l\u2019olio d\u2019oliva aveva un grande valore per il popolo calabrese. 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