Omaggio ad Alfonso Lo Torto

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Ieri è deceduto Alfonso Lo Torto, un personaggio che ha dato tanto al nostro territorio.

Voglio ricordarlo pubblicando il testo della sezione a lui dedicata nel libro di Agostino Gennaro “Tesori da valorizzare – Brattirò, Caria, Drapia, Gasponi”, da me pubblicato nel 2020 col marchio Mario Vallone Editore.

Alfonso Lo Torto è nato a Tropea nel 1941.

Oggi in pensione, ha svolto la sua attività lavorativa come insegnante nella scuola primaria.
Per 40 anni, nel suo tempo libero, si è dedicato, unitamente a membri dell’Associazione Culturale “P. Orsi”, ex Gruppo Archeologico di Tropea alla ricerca archeologica di superficie nel Comprensorio di Tropea, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Reggio C., segnalando di volta in volta, siti preistorici, protostorici e storici sconosciuti agli studiosi e recuperando, assieme ad alcuni componenti dell’Associazione paolo Orsi, numerosi reperti archeologici destinati, dopo un attento studio e la catalogazione dall’infaticabile archeologo Marco Pacciarelli, ai musei.
Il Lo Torto acquisisce notorietà nel campo archeologico per gli apporti alla conoscenza preistorica della nostra regione con la pubblicazione scientifica in Rassegna di Archeologia, Firenze 1983, Industria protoaurignaziana rinvenuta a “Punta Safò” di Briatico, presentata in collaborazione con la dott/ssa A. Maria Ronchitelli, del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti, Sezione Preistoria, dell’università di Siena. Partecipa a congressi di preistoria e protostoria, con la presentazione di relative relazioni, su contesti archeologici scoperti unitamente agli archeologi Marco Pacciarelli, Giuditta Grandinetti, M. Rita Varricchio e ai suoi più stretti collaboratori e amici dell’Associazione Paolo Orsi Ferdinando Staropoli, Francesco e Cosmo Rombolà di Caria.
Nel 1999 ha pubblica l’opuscolo: Decifrato il nome dell’ “Ignoto cavaliere” sepolto nella Cappella di S. Margherita in Tropea (sec. XIV) pertinente allo studio di una lastra marmorea, ritenuta indecifrabile, di una sepoltura trecentesca, il cui “ignoto cavaliere” risulta essere, invece, Andrea di Ruggero che, per brevissimo tempo, fu feudatario di Tropea.
La pagina dedicata ad Alfonso Lo Torto in questa nostra narrazione riveste un interesse particolare verso le ricerche, tracce e percorsi che lo hanno indotto ad approdi innovativi sul paleocristianesimo nell’area tropeana ipotizzando la diocesi di Myria nella piana di S. Maria di Caria.
Tale ipotesi costituita dalle tessere di un mosaico mette in luce le vicende sinora oscure o ignorate che tra il IV e il VII secolo hanno riguardato il territorio di Tropea.
Il Lo Torto giunge a tale ipotesi avvalendosi di una pluralità di approcci metodologici e valorizzando le sue numerose conoscenze archeologiche. Con una appropriata lettura, descrive una colonna marmorea che si conserva nella sacrestia della cattedrale e che con attendibilità di attribuzione e di inquadramento storico è riferibile alla nascita del toponimo della città. Si inoltra, poi, nel paleocristianesimo di Tropea ipotizzando un percorso storico – religioso non conforme alle conoscenze finora ritenute consolidate da quasi tutti gli studiosi, ma innovativo nell’impianto storico – evolutivo del territorio.
Lo sviluppo demografico del sito di Myria ebbe inizio dalle prime decadi del V secolo a seguito dello spopolamento delle coste dovuto alle invasioni dei Goti di Alarico e alle incursioni dei Vandali di Genserico provenienti dall’Africa.
Ipotesi, secondo il Lo Torto, documentata da una ben evidente situazione archeologica relativa all’esistenza di oltre 10 necropoli conosciute e in parte distrutte, ubicate ai margini della vasta “Piana S. Maria” di Caria.
Infatti, i corredi funerari provenienti da alcune necropoli di detta località, recuperati dal Lo Torto e da altri iscritti all’Associazione Culturale “P. Orsi”, e successivamente inventariati dalla Soprintendenza Archeologica di Reggio C., con la consulenza della dott/ssa Chiara M. Lebole Di Gangi e del dott. Giorgio Di Gangi di Torino, sono riferibili al periodo storico compreso tra la fine del V e i primi decenni del VII secolo e, pertanto, sono coevi alla menzione storica di detta diocesi.
Questa ipotesi di per sé molto intrigante; secondo il nostro modesto parere, va letta nell’ottica di una ricerca che rimanda a ulteriori approfondimenti da parte degli studiosi.

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