Ci lascia Giuseppe Rombolà di Brattirò (Peppinu du massaru).
Sento da dentro il bisogno di scrivere questo breve e spontaneo post.
Peppino proveniva da una famiglia numerosa, benvoluta in paese e rispettata da tutti.
Era un caro amico dei miei genitori, uno di quelli che te lo ritrovavi sempre, presente sia nei momenti gioiosi che in quelli tristi, vicino anche quando non vi era nulla da chiedere o da ricevere: uno dei pochi che faceva visita a mio padre spesso – anche dopo il pensionamento di quest’ultimo – solo per vedersi, solo per parlarsi e trascorrere del tempo insieme.
Insomma: una persona perbene; un galantuomo, retto e leale nei rapporti umani.
Da bambino ricordo che solevo spesso fare lunghe passeggiate nei boschi col mio walkman e le cuffiette. Questo prezioso e delicato aggeggio, fonte di sconfinate emozioni – sconosciuto alle nuove generazioni – talvolta si inceppava e mia madre me lo faceva portare sempre da Peppino che, prontamente, con gentilezza e disponibilità, me lo aggiustava.
Lui, infatti, era una sorta di factotum: muratore, contadino, operaio, elettricista… mi aveva spiegato che si era formato tramite l’esperienza sul campo, fin da bambino, e, successivamente, seguendo delle lezioni che riceveva via posta in fascicoli.
Era un tipo silenzioso, caratterialmente molto calmo e mite, ma estremamente socievole: da alcuni anni era ospite di un centro per anziani. Talvolta sono andato a trovarlo; negli ultimi mesi non tanto a dire il vero, e me ne dispiace. Quando gli ho riferito della morte di mio padre ha pianto; ho percepito il suo sincero dolore, e la cosa mi ha fatto emozionare.
Da sempre appassionato di fotografia, mi aveva consegnato il suo vasto archivio che ho provveduto a digitalizzare. Molte immagini le ho pubblicate qui sul mio blog, altre vedrò di farlo in futuro.
Grazie a Peppino, grazie ai suoi scatti, abbiamo così potuto rivivere, custodire e preservare intense sensazioni.
Grazie, grazie, grazie caro Peppino.
m.v.



